Nicola Tomaselli è il titolare di Optikzon di Catania, importante riferimento per la strumentazione oftalmica e diagnostica per la Sicilia, Calabria e Puglia. In occasione dei trent’anni di collaborazione con Bludata abbiamo realizzato un’intervista per condividere con voi un po’ della nostra storia comune, le sue competenze e visione.
Buongiorno Nicola, in questa breve intervista vorremmo raccontare un po’ di te anche a chi ancora non ti conosce. Chi sei e di cosa ti occupi?
Sono nel settore ottico da circa 45 anni, dal 1981. Ho avuto la fortuna nella vita di collaborare sempre con grosse aziende del settore. Attualmente sono il responsabile del centro servizi Optikzon di Catania. Mi occupo anche storicamente di strumentazione oftalmica e diagnostica, sia per la Sicilia sia per la zona del sud fino alla Puglia.
E poi, cosa per me molto importante, dal 1996 ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Maria Chiara Visentin e Pierantonio Bovo, allora titolare di una piccola azienda che si stava affacciando al mondo dell’ottica con un software di informatica. A distanza di trent’anni ho il piacere di continuare a lavorare con questa grande realtà nazionale, e da qualche anno anche internazionale. Sono orgoglioso di aver contribuito, in piccola parte, alla sua crescita.
Spieghiamolo in modo semplice. Che ruolo hai per Bludata?
Sono sempre stato un partner scientifico e commerciale. All’inizio in modo totalmente indipendente, da qualche anno a questa parte abbiamo un legame che mi vede continuare in ambito commerciale indipendente, ma anche in ambito di agenzia. Si sono sviluppate tante altre opportunità tecniche e commerciali all’interno della nostra collaborazione.
Sono una figura un po’ anomala nei rapporti commerciali, perché agisco sia in modo indipendente sia collegato direttamente alla direzione Bludata. Però per come abbiamo lavorato in questi trent’anni è cambiato ben poco: mi occupo costantemente dei miei clienti, sono in grado di dare assistenza, formazione, e quel contatto che il cliente vuole in una zona così distante dalla sede come la Sicilia, a cui si è aggiunta anche la Calabria.
Bludata mi ha lasciato modo di operare in autonomia, con la loro supervisione. Questa è la cosa importante.
Come vi siete conosciuti?
Casualmente, tramite un ottico della nostra zona, un mio amico in provincia di Trapani che ancora oggi è un cliente Bludata. Mi segnalò di aver avuto a sua volta un consiglio da qualche ottico del nord e mi disse che c’era questa iniziativa sul nascere per attrezzarsi di un software per l’ottica.
Mi ha coinvolto e ho avuto modo di valutare la novità. Ci siamo poi interfacciati con Pierantonio e con Chiara – stiamo parlando di tanti anni fa – e ho deciso di dare una mano per capire se poteva essere un’iniziativa valida. È stata anche una sfida, inizialmente dura, perché si parlava di informatica quando ancora si registrava tutto a livello amanuense all’interno del punto vendita. A quel tempo non c’era questa grande cultura informatica.
Quando abbiamo cominciato a lavorare con Bludata facevamo le installazioni con i floppy disk, sistemi che adesso molti clienti non conoscono, non sanno neanche di cosa si tratta! Ho ancora una certa quantità di floppy originali nel mio archivio e mi fanno ricordare le grandi sfide di quelle installazioni, fatte con mezzi che allora sembravano fantastici e che oggi appartengono a un’altra era. Una dimensione lavorativa affascinante, perché era la novità.
A distanza di qualche anno ritengo che questa sfida abbia raggiunto l’obiettivo.
Bludata è l’azienda più importante nell’ambito dell’informatica per il settore ottico a livello nazionale.
Cosa ti ha spinto a credere in Bludata e cosa ti ha fatto continuare la collaborazione per trent’anni?
La simpatia, l’empatia che si è subito innescata con questi ragazzi.
Si parlava molto serenamente, molto chiaramente. Loro con tanti dubbi, io altrettanto. In fin dei conti era una cosa che entusiasmava. Non c’erano vincoli, non c’erano obblighi, era semplicemente un’iniziativa nata quasi per caso e per simpatia. Ci siamo trovati bene, e continuiamo a trovarci bene a distanza di trent’anni. Ancora oggi in Bludata ritengo di avere tanti amici.
Secondo te, perché un ottico dovrebbe scegliere Bludata?
Perché Bludata ha lavorato da sempre sugli ottici, è cresciuta insieme agli ottici.
Ha fatto in modo che gli ottici stessi fossero coinvolti nella programmazione del software, ponendo alla direzione e ai programmatori suggerimenti, obiezioni, consigli. Tutto quello che serviva a rendere il programma realmente fruibile nella pratica, perché una cosa è lavorare in teoria, una cosa è lavorare in pratica.
La mia presenza in un ambito particolare come la strumentazione e la contattologia ha aiutato a trovare i giusti agganci, per far sì che la gestione dei magazzini di lenti a contatto e soluzioni funzionasse davvero. Io non ho mai trattato montature, però nella mia esperienza, insieme a quella di tanti altri ottici, abbiamo contribuito a far crescere il programma a misura di ottico.
Questo è molto importante. Non sono programmazioni esterne inventate da un’azienda che si è immaginata un modo di lavorare. È l’azienda che si è adeguata alle esigenze degli ottici.
Per questo, secondo me, FOCUS è il programma più fruibile: perché è nato con loro.
Come è strutturata Optikzon? Hai dei collaboratori o lavori in autonomia?
In Optikzon lavora un team di una decina di persone. Tutti i nostri dipendenti sono informati dei prodotti che distribuiamo. Abbiamo tecnici e impiegati di laboratorio per il centro servizi Luxottica e un customer service che risponde alle richieste dei clienti. Come figura più direttamente legata a Bludata, oltre al sottoscritto, che resta l’uomo chiave, è presente mia figlia Marzia, che è in grado di dare supporto telefonico sul software aziendale.
Per tutto il resto, assistenze, informazioni, dettagli, la figura principale resto sempre io, e mi fa piacere essere ancora io il riferimento, perché è anche un piacere parlare di software con i clienti che ci seguono da tanto tempo.
La cosa carina è che io di software non parlo molto, non propongo più di tanto. Sono i clienti stessi che mi cercano. Da anni il lavoro arriva quasi in automatico, da segnalazioni di persone che mi conoscono nel settore, colleghi di altre aziende con cui abbiamo ottimi rapporti, e soprattutto gli stessi ottici che parlano bene del software. Quando devono consigliare a un conoscente o a un amico di attrezzarsi, alzano la cornetta e mi dicono: “Nicola, ti sto inviando questa segnalazione, aspettati questa telefonata“.
Il lavoro va avanti per referenza attiva, che secondo me è la migliore pubblicità in assoluto.
Se il consiglio arriva dal mercato, significa che il programma funziona.
Dove ti possono incontrare gli ottici durante l’anno?
In tutte le manifestazioni fieristiche di importanza locale e nazionale. Il Mido resta l’incontro di eccellenza, ma da undici anni a questa parte c’è un altro appuntamento molto importante che si svolge in Sicilia, Expo Ottica Sud. Una manifestazione nata quasi per caso, alla cui crescita ho contribuito anch’io, e che oggi è diventata la seconda fiera in Italia per interesse e per congressi.
Ho avuto il piacere di coinvolgere Bludata fin dalla nascita di questa iniziativa.
Anche quest’anno saremo presenti, il 10 e l’11 ottobre.
Chiudi gli occhi e pensa a qualcuno di Bludata. Cosa ti viene in mente?
Allegria. Io lavoro con allegria. Anche quando parlo con persone che non mi conoscono, ma magari conoscono la nostra storia, magari attraverso un collega, si instaura subito un rapporto di serenità e di confidenza, quasi da vecchi amici che non si vedono da tanto tempo.
E poi mi viene in mente Paolo De Piccoli. Paolo è stato da molti anni la persona con cui ho avuto un certo tipo di contatto, lo incontro sempre a Expo Sud, e per una strana coincidenza ci vediamo anche fuori dal lavoro: frequentiamo gli stessi posti in montagna, e quando riusciamo a organizzare una settimana bianca ci ritroviamo!
C’è un ricordo che ti porti dietro con particolare piacere se pensi alla tua relazione ultradecennale con Bludata?
Sì! Decenni fa, per velocizzare e ottimizzare il lavoro in zona, in certe città andavamo in giro in moto. Sulla mia moto, con Paolo e Pierantonio. Senza casco, erano altri tempi! Ci sembrava la cosa più bella per conoscere la città e unire l’utile al dilettevole. Ci siamo sbizzarriti in certi giri particolari, andando a trovare i clienti così. Ci vorrebbe una foto, ma purtroppo non ne ho!
Cosa rende unico il tuo lavoro e perché gli ottici della Sicilia e Calabria si rivolgono a te?
Probabilmente perché dopo tanti decenni sono ancora presente sul mercato. Un mercato strano, molto volatile. Continuare ad avere l’attenzione dei clienti significa, indirettamente, un’affidabilità che in tante altre aziende non si riesce a trovare.
Credo sia questa la ragione. I clienti mi contattano perché sanno che una risposta arriva sempre. Quando non riesco io, faccio intervenire chi è più bravo di me. Non ho la presunzione di essere sempre contattato in modo diretto: il nome Bludata è conosciuto a livello nazionale, e quando qualcuno che noi non conosciamo chiama in sede, c’è sempre un giro immediato dell’informazione che arriva qui in azienda. Dopo poche ore il cliente viene contattato.
Esperienza e affidabilità, quindi. Affidabilità non solo nella vendita, ma in quello che succede dopo. È il dopo che fidelizza il cliente: vedere che il mio intervento ci sarà anche successivamente. Cosa che faccio costantemente.
Un proverbio che ti porti dietro?
“Il mattino ha l’oro in bocca“.
Sono costantemente attivo molto presto. Ritengo opportuno sfruttare la giornata mattutina, quando la nostra presenza non disturba i clienti durante il loro lavoro, e quando c’è anche più apertura mentale per parlare, per gestire informazioni, chiarimenti e trattative commerciali con più serenità. Il cliente è meno stanco la mattina, e avere il piacere di essere visitati la mattina presto credo gli dia la sensazione di prontezza e di rispetto nei confronti del suo lavoro.
Se devo incontrare un cliente a Palermo, alle nove sono davanti al punto vendita. Significa che dalle cinque del mattino sono già in giro. È un modo per sfruttare al meglio i tempi di un lavoro abbastanza attivo, e anche stancante. Però i risultati ci sono, e di questo sono soddisfatto.



