Dagli impianti industriali ai centri ottici del Triveneto, dal primo FOCUS per DOS al lancio di FOCUS CLOUD a MIDO 2026, passando per l’ingresso in EVEX Group. Il co-fondatore di Bludata ripercorre le scelte che hanno dato forma al gestionale e spiega che cosa resta, oggi, di quell’impostazione.
Novembre 1995, Cortina: in un centro ottico si accende per la prima volta FOCUS per Windows. Poco più di trent’anni dopo, a MIDO 2026, Bludata presenta ufficialmente FOCUS CLOUD, il gestionale che si usa tramite browser e connessione internet. Da allora Bludata è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento nel software gestionale per gli ottici in Italia, grazie a scelte tecnologiche innovative e a una profonda conoscenza del settore. Un percorso che ha portato, nell’autunno 2025, all’ingresso in EVEX Group, che riunisce aziende europee specializzate nel software per l’ottica e l’audiologia.
A guidare l’azienda, anche dentro il gruppo, restano i due fondatori: Pierantonio Bovo, amministratore delegato e CTO (Chief Technology Officer), e Maria Chiara Visentin, amministratrice delegata e direttrice commerciale.
Bovo arriva all’ottica dall’automazione industriale e le esperienze maturate in quel mondo hanno orientato molte delle scelte alla base di FOCUS. Con lui abbiamo ricostruito il percorso, partendo da un principio che lo attraversa tutto: la tecnologia deve essere facile da usare e davvero utile a chi gestisce un centro ottico.
Gli anni dell’industria
Prima dei software per i centri ottici lavoravi nell’industria. Di che cosa ti occupavi?
Ero sviluppatore software in un’azienda che realizzava sistemi di supervisione e controllo industriale. Il programma mostrava su un’unica schermata lo stato di un impianto e permetteva di intervenire sul suo funzionamento, per esempio aprendo una valvola o fermando una fase della produzione.
Tra il 1990 e il 1995 ho lavorato alle installazioni in grandi aziende europee dei settori petrolifero, del gas e alimentare, oltre che in un’azienda automobilistica a Detroit. È stata un’esperienza molto formativa, sia dal punto di vista tecnico sia per la possibilità di conoscere organizzazioni e contesti diversi.
Nel tempo libero sviluppavo software come libero professionista. Nel 1990, per esempio, avevo realizzato un programma per gestire gli ordini della rete di vendita di un’azienda alimentare. Funzionava su DOS, ma aveva già pulsanti con icone e poteva svolgere più attività contemporaneamente. Mi interessava rendere i programmi più intuitivi, anche con gli strumenti di quel periodo.
Ancora prima, all’università, c’era stato il machine learning. Come ricordi quel periodo?
Alla fine degli anni Ottanta avevo studiato e implementato algoritmi di machine learning, l’apprendimento automatico che permette ai sistemi di individuare regolarità nei dati ed è alla base di molte applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Le risorse di calcolo dell’università erano molto limitate rispetto a quelle attuali. Cercavamo di eseguire le elaborazioni di notte, quando potevamo utilizzare i sistemi informatici, e talvolta finivamo comunque per bloccarli.
Per un esame avevo anche sviluppato un compilatore, lo strumento che traduce le istruzioni di un programma in una forma utilizzabile dal computer. Lo avevo poi inserito sia nel software di supervisione industriale sia nei programmi che realizzavo come libero professionista.
1995: nasce Bludata, la scommessa su Windows
FOCUS esisteva già prima della fondazione di Bludata?
Sì. Il progetto si chiamava inizialmente FOCUS ON EYES e la prima versione funzionava su DOS: tra il 1992 e il 1995 l’avevo sviluppata e installata in circa trenta centri ottici del Triveneto.
Quando nel 1995 abbiamo fondato Bludata Informatica con Maria Chiara Visentin, avevamo quindi già un programma utilizzato nei centri ottici. All’inizio continuavamo a svolgere attività di consulenza per il mio precedente datore di lavoro, ma l’obiettivo principale era sviluppare la versione di FOCUS per Windows.
Perché proprio l’ottica, dopo un’esperienza così importante nell’industria?
Volevo fondare la mia azienda, ma ritenevo scorretto entrare in concorrenza diretta con l’imprenditore che mi aveva dato l’opportunità di imparare e di fare esperienze internazionali. Era una scelta che riguardava il modo in cui volevo lavorare e costruire le relazioni professionali.
Avevo anche un interesse per il commercio. Mio padre aveva lavorato a lungo come manager nel largo consumo, soprattutto alimentare, e preparare analisi dei dati per lui mi aveva avvicinato alle dinamiche della distribuzione e all’organizzazione delle vendite.
Il software per i centri ottici mi permetteva di dare una direzione autonoma al mio progetto imprenditoriale, in un ambito che mi interessava e nel quale avevo già iniziato a lavorare.
Nel 1995 hai deciso di passare da DOS a Windows. Era una scelta obbligata?
Avrei potuto continuare a sviluppare la versione per DOS. In quel periodo molti gestionali funzionavano ancora così e Windows era guardato con diffidenza. Per me, però, offriva la possibilità di progettare un’esperienza d’uso migliore.
Il primo FOCUS per Windows è stato installato a Cortina nel novembre del 1995. A MIDO 1996 abbiamo presentato il programma nello stand di AVANT ITALIANA, che distribuiva le lenti Seiko. Quell’appuntamento ci ha permesso di far conoscere il progetto a un pubblico più ampio e ha segnato l’inizio della crescita di Bludata.
Tre scelte che hanno definito FOCUS
Partiamo dalle schermate. Come volevi che fossero?
Volevo che una persona riuscisse a orientarsi facilmente, anche senza avere dimestichezza con l’informatica. Le interfacce dei software dell’epoca erano spesso troppo affollate di piccole icone e comandi, per questo avevo scelto un’impostazione diversa, più semplice e intuitiva.
L’esperienza industriale mi aveva insegnato quanto fosse importante la chiarezza. Se la temperatura di un serbatoio sale troppo, chi controlla l’impianto deve capire subito che cosa sta accadendo e come intervenire.
Nel centro ottico le attività sono diverse, ma l’attenzione alla comprensibilità rimane. Chi usa il gestionale deve poter riconoscere le informazioni e trovare i comandi che gli servono. È il principio che oggi si esprime parlando di esperienza d’uso.
Seconda scelta: i codici a barre. Che cosa cambiava nella gestione del magazzino?
Avevo scelto di utilizzare il codice EAN per identificare gli articoli nel gestionale. È un codice standard associato a un articolo e alle sue caratteristiche, per esempio a una determinata montatura nella sua variante di colore e misura.
All’epoca Safilo e Luxottica fornivano su floppy disk i dati delle collezioni completi di codice EAN. Una volta importati quei file in FOCUS, le schede degli articoli erano disponibili nella sezione Listini e per registrare il carico o lo scarico del magazzino bastava leggere il codice a barre.
Anche questa decisione nasceva dalle esperienze precedenti. Nel largo consumo avevo visto quanto fosse importante identificare gli articoli in modo univoco. Portare lo stesso criterio nel gestionale aiutava a utilizzare i dati forniti dai produttori senza dover assegnare un codice interno a ogni articolo.
La terza erano le Ricerche multiple. A che cosa servivano?
Permettevano agli ottici di personalizzare le analisi dei dati presenti nel gestionale. Alla base c’erano interrogazioni del database, cioè richieste con cui selezionare ed esaminare le informazioni archiviate.
Avevamo reso queste operazioni accessibili attraverso comandi grafici: l’ottico poteva costruire la ricerca trascinando gli elementi con il mouse, senza dover scrivere istruzioni nel linguaggio informatico utilizzato dal programma.
Mi interessava mettere a disposizione uno strumento flessibile, con cui ciascuno potesse approfondire i dati del proprio centro ottico. Era una possibilità particolarmente apprezzata dagli ottici più interessati a sperimentare le nuove tecnologie.
Mille centri ottici e una squadra specializzata
Come hanno risposto i centri ottici a queste scelte?
Tra il 1995 e il 2000 FOCUS è stato installato in circa mille centri ottici. Molti di quei clienti erano persone curiose, disponibili a provare strumenti nuovi e a cambiare alcune abitudini di lavoro.
La fiducia che ci hanno dato ha accompagnato la crescita dell’azienda. Per noi è motivo di orgoglio essere stati scelti da professionisti che hanno contribuito all’evoluzione del settore ottico.
Che cosa significa, nel lavoro quotidiano, essere un’azienda specializzata nell’ottica?
Significa che chi progetta i software e chi offre assistenza si confronta con le esigenze dei centri ottici, delle realtà associative e degli altri soggetti della filiera, come i produttori di occhiali e lenti oftalmiche. Nel tempo abbiamo costruito relazioni e collaborazioni durature, mantenendo questa specializzazione.
Chi lavora nel customer care conosce il linguaggio e le attività del settore, e questo permette di affrontare le richieste partendo dal contesto in cui nascono.
Nella crescita di Bludata è stato importante anche l’incontro tra persone con una lunga esperienza in azienda e colleghi più giovani. Le prime portano conoscenza del settore e continuità nelle relazioni, i secondi aggiungono competenze e un punto di vista cresciuto insieme alle tecnologie digitali.
Nel 2020 avete avviato un percorso sul metodo Agile, in pieno lockdown. Che cosa volevate migliorare?
Il modo in cui le persone collaborano, condividono le informazioni e affrontano i problemi. Il percorso era stato pianificato all’inizio del 2020 e abbiamo deciso di avviarlo anche durante il primo lockdown, lavorando in videoconferenza.
Agile indica un insieme di principi e pratiche che favoriscono il confronto e il miglioramento continuo. In Bludata abbiamo adottato Scrum, un metodo che applica questi principi attraverso momenti organizzati di pianificazione, lavoro e verifica.
Il percorso ha coinvolto lo sviluppo software e l’assistenza. Abbiamo dato spazio a occasioni di confronto in cui i colleghi potevano condividere difficoltà, individuare impedimenti e cercare soluzioni praticabili.
Il valore di questo lavoro sta nel far circolare meglio le conoscenze e nel coinvolgere le persone. Una squadra che collabora meglio può dedicare più attenzione alla qualità del software e del servizio offerto agli ottici.
FOCUS CLOUD ed EVEX Group: la fase europea
Nel 1995 il passaggio a Windows aprì una nuova fase per FOCUS. Che cosa rappresenta oggi FOCUS CLOUD?
È una svolta paragonabile a quella del 1995: allora siamo passati da DOS a Windows, oggi dal software installato in negozio al cloud. In entrambi i casi l’obiettivo è offrire all’ottico un modo migliore di lavorare. Dopo l’anteprima a MIDO 2025, abbiamo presentato ufficialmente FOCUS CLOUD a MIDO 2026. Con FOCUS CLOUD l’ottico può consultare i dati e gestire le attività del centro anche fuori dal negozio, usando un browser e una connessione internet. Porta online le funzioni essenziali di gestione di clienti, ordini, magazzino e agenda, con aggiornamenti automatici e backup dei dati. Il software accompagna così un’organizzazione del lavoro più flessibile.
Prima del lancio avete ascoltato i clienti che usano FOCUS 10, il gestionale che continuate ad aggiornare accanto alla versione cloud. Che cosa vi hanno indicato?
Nell’estate 2025 abbiamo raccolto 560 risposte attraverso un sondaggio proposto agli utilizzatori di FOCUS 10. I benefici più apprezzati erano poter lavorare anche fuori dal centro ottico e proteggere i dati in caso di guasti al computer. Sono indicazioni utili per capire quali aspetti del software i nostri clienti considerano rilevanti.
Nell’autunno del 2025 Bludata è entrata in EVEX Group. Perché questa scelta?
EVEX Group riunisce aziende che sviluppano software per l’ottica e l’audiologia in diversi paesi europei. Abbiamo scelto di entrare nel gruppo per dare più forza allo sviluppo di Bludata, condividendo l’obiettivo di accompagnare la digitalizzazione del settore ottico.
L’operazione ha previsto la continuità della guida aziendale, con me e Maria Chiara Visentin, all’interno di un progetto europeo dedicato al nostro settore.
Che cosa può portare questa dimensione europea al lavoro di Bludata?
Possiamo confrontarci con aziende che hanno già affrontato alcune delle sfide che stiamo vivendo e questo scambio amplia il patrimonio di esperienze a cui possiamo attingere.
EVEX investe nell’innovazione condivisa tra i diversi paesi, anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Per Bludata significa poter affrontare l’evoluzione tecnologica insieme ad altre realtà specializzate, mantenendo come riferimento le esigenze dei centri ottici.
Attorno a FOCUS sono nati nel tempo nuovi software e servizi. Che cosa resta delle scelte iniziali?
Le esigenze del centro ottico si sono ampliate e il software si è evoluto insieme a loro: attorno al gestionale sono nati strumenti per gestire gli adempimenti telematici, collegare i diversi soggetti della filiera e seguire le relazioni con i clienti. Oltre a FOCUS CLOUD, oggi ci sono FOCUS CRM, dedicato alla gestione delle relazioni e dei richiami dopo l’acquisto, Blu Booking e l’app Il Mio Ottico, che offre un canale di comunicazione con il cliente.
Resta l’obiettivo che tiene insieme tutto il lavoro: semplificare le attività del centro ottico con un gestionale completo, che sostiene ogni aspetto della gestione aziendale, e un’assistenza che parla la lingua dell’ottico, perché conosce il suo lavoro e la filiera in cui opera.
Le persone che ci hanno dato fiducia sono tante. A chi ci ha accompagnato fin dall’inizio e a chi ci ha scelto in seguito vorrei dire grazie. Il nostro impegno quotidiano è continuare a meritare quella fiducia.
Il futuro di Bludata passa dalla dimensione europea di EVEX Group, dall’innovazione condivisa anche nel campo dell’intelligenza artificiale e da quell’incontro tra esperienza e nuove competenze che Bovo indica come una delle chiavi della crescita.
Un incontro che riguarda anche la famiglia: la seconda generazione è rappresentata da Andrea Bovo, ingegnere informatico, componente del consiglio di amministrazione di Bludata con delega all’innovazione.
E l’intelligenza artificiale, su cui oggi il gruppo investe, riporta in un certo senso al punto di partenza: gli algoritmi di machine learning che Pierantonio Bovo studiava alla fine degli anni Ottanta. Da quella prima installazione a Cortina a un gestionale che oggi si apre da un browser, la domanda di partenza non è cambiata: che cosa serve davvero all’ottico per lavorare meglio.



