MIDO è sempre un momento intenso, ma alcune edizioni lasciano una traccia più profonda di altre. MIDO 2026, per me, è stato soprattutto questo: la conferma di un percorso di crescita fatto con lucidità, rispetto del mercato e grande attenzione alle persone. Penso a Bludata, che anche quest’anno ha dimostrato quanto la professionalità non sia una dichiarazione di intenti, ma una pratica quotidiana.
Girando tra gli stand, parlando con gli ottici, osservando le dinamiche, ho avuto ancora una volta la sensazione che Bludata abbia un modo tutto suo di stare nel settore: concreto, misurato, mai urlato. Un approccio che mette davvero al centro chi utilizza le soluzioni ogni giorno, chi vive il negozio, chi deve far funzionare processi complessi senza perdere tempo ed energie. E questa attenzione autentica, nel tempo, si sente.
Uno dei momenti che porto a casa con più piacere è stata l’intervista a Tom Kirschbaum, CEO di Evex Group. Parlare con lui mi ha permesso di allargare lo sguardo, di uscire dal perimetro nazionale e osservare il settore ottico da una prospettiva più ampia, europea. L’ingresso di Bludata in Evex Group, avvenuto circa un anno fa, oggi appare ancora più chiaro nella sua portata: solidità, infrastruttura, capacità di investimento e una visione di lungo periodo che difficilmente, restando confinati a un mercato solo nazionale, avrebbe potuto esprimersi con la stessa forza.
Quello che mi ha colpita è stato il rispetto per le identità locali. Nessuna omologazione forzata, ma la volontà di costruire una struttura capace di sostenere il futuro, lasciando spazio alle competenze, alla cultura e alla storia delle singole realtà.
A rendere questo racconto ancora più completo è stata l’intervista a Maria Chiara Visentin, co-fondatrice e Amministratrice Delegata di Bludata. Con lei il dialogo è andato in profondità. Maria Chiara mi ha raccontato un percorso fatto di anni di confronto con altre realtà europee, di dialoghi avviati senza fretta, di osservazione reciproca. Un percorso che ha portato, in modo naturale, all’incontro con Evex Group e poi alla scelta della fusione.
La parola che più mi è rimasta impressa è stata “ossessione”. Ossessione positiva, sana, condivisa: quella per i clienti. Clienti che, nel mondo Bludata, sono gli ottici. Ossessione per il servizio, per la qualità dell’esperienza, per il supporto reale nel lavoro quotidiano. È questo valore comune, prima ancora delle sinergie tecnologiche o finanziarie, che ha reso possibile l’incontro tra Bludata ed Evex Group.
MIDO 2026 è stato anche il momento del lancio ufficiale di FOCUS CLOUD, e qui, lo ammetto, ho percepito chiaramente il peso del passaggio che si sta compiendo. Da una parte un rinnovamento profondo del software Focus, più moderno, più fluido, più vicino alle aspettative di chi oggi utilizza strumenti digitali in modo naturale. Dall’altra, una trasformazione strutturale che considero decisiva: il passaggio al cloud e la separazione definitiva tra dato, software e infrastruttura fisica del negozio.
Non è solo tecnologia. È un cambio di mentalità. Significa accessibilità, sicurezza, continuità operativa, ma soprattutto libertà. Il dato smette di essere legato a un computer o a un server locale e diventa finalmente un patrimonio gestibile, protetto, valorizzabile.
Tornando a casa da MIDO, riflettendo su questi incontri e su ciò che ho visto, ho avuto una sensazione molto netta: Bludata sta crescendo ancora, sì, ma lo sta facendo senza perdere la propria anima. L’ingresso in un gruppo europeo, il lancio di Focus Cloud, il modo in cui tutto questo viene raccontato e condiviso parlano di un’azienda che ha scelto di evolvere con consapevolezza.
E credo che oggi, più che mai, sia questo a fare la differenza: unire una visione ampia, internazionale, a un’attenzione quasi ostinata per il servizio agli ottici. Perché la tecnologia, da sola, non basta. Conta come viene pensata, come viene costruita e, soprattutto, come viene messa al servizio delle persone.



