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Ottobre mese della vista: creare qualcosa che resti.

Ottobre è il mese in cui un centro ottico può sfruttare la cornice più favorevole dell’anno. C’è una campagna nazionale che parla di vista, ci sono i giornali locali che la riprendono, ci sono le persone che rientrano dalle vacanze, i figli che hanno ricominciato la scuola e le giornate che si accorciano abbastanza da far notare a molti che alla guida, al ritorno, non ci vedono più come prima. La domanda interessante non è se questa cornice funzioni ancora. È come ripensarla per fare in modo che ci aiuti a costruire qualcosa per il futuro.

La campagna di Federottica e dell’Albo degli Ottici Optometristi è un appuntamento pluridecennale, al punto che non sono riuscita a risalire con precisione alla data della prima edizione, e cambia payoff di anno in anno: nel 2024 era costruita sulla guida, nel 2025 sul momento giusto per cambiare occhiale. Accanto c’è la Giornata Mondiale della Vista, l’8 ottobre quest’anno, che appartiene a un registro diverso, quello della sanità pubblica e della prevenzione della cecità. Sono due basi solide. Quello che ci si costruisce sopra, però, lo decide ogni centr ottico per conto suo, e le strade che vedo percorrere sono quattro. 

Le quattro strade, e cosa lascia ciascuna 

C’è l’adesione essenziale: il materiale di Federottica in vetrina, un post, il controllo offerto a chi lo chiede. Costa pochissimo e ha un vantaggio reale, cioè tenere il centro ottico dentro un discorso di categoria a cui vale la pena appartenere. Lascia poco in termini di clienti, e va bene così se la scelta è consapevole. 

C’è la campagna adottata da un’azienda fornitrice o da un gruppo d’acquisto, ed è la strada più battuta per ragioni comprensibili: è pronta, è professionale nella grafica, l’investimento creativo lo ha già fatto qualcun altro. Funziona bene quando il centro ottico la personalizza, cioè quando la usa come impianto e ci mette dentro la propria immagine, le proprie parole e il proprio nome in evidenza. Quando invece resta identica a com’è arrivata, il rischio è che nella stessa provincia dieci insegne dicano la stessa cosa con lo stesso layout, e il cliente ricordi l’offerta senza ricordare da chi l’ha vista. 

C’è l’iniziativa costruita in casa, che usa ottobre come cornice e ci mette dentro qualcosa che parla la lingua del centro ottico. Chiede più lavoro e più anticipo, e in cambio è l’unica che l’anno successivo riparte da una base invece che da zero. 

E c’è la scelta di non fare niente, che è più diffusa di quanto si dica. Non è sempre la peggiore: un centro ottico che non fa campagne ma lavora bene sui richiami tutto l’anno sta messo meglio di uno che a ottobre espone materiali e negli altri undici mesi non chiama nessuno. Se però si sceglie di stare fermi, tanto vale saperlo e usare quelle settimane per qualcos’altro di preciso. 

Il controllo visivo: quando l’offerta ha un valore leggibile 

Offrire il controllo visivo è una leva potente in un preciso contesto, ed è quello in cui il controllo visivo normalmente si paga. Lì la gratuità si legge per quello che è: per un mese e per una ragione dichiarata, il professionista rinuncia a un compenso che di solito chiede, e il cliente lo capisce senza bisogno di spiegazioni. 

In Italia questa condizione è ancora minoritaria. La maggior parte dei centri ottici esegue il controllo gratuitamente tutto l’anno, e decenni di campagna nazionale non sono bastati a cambiare questa abitudine, che nasce da una preoccupazione legittima: non mettere un ostacolo tra sé e una persona che potrebbe andare altrove. Il risultato, però, è che in quei negozi la comunicazione di ottobre annuncia una cosa che il cliente riceverebbe comunque, e quindi l’offerta produce un vantaggio percepito decisamente inferiore. 

Chi si trova in questa situazione ha comunque margine di manovra, e non passa dal ribaltare il proprio listino in tre settimane. Passa dal dare al controllo di ottobre un contenuto più ricco di quello abituale: una misurazione più ampia, un tempo dedicato più lungo, una restituzione scritta che il cliente porta a casa, un approfondimento su una funzione visiva specifica come la visione notturna o il comfort prolungato ai dispositivi. Non è più gratis contro a pagamento. È un controllo diverso, riconoscibile, che vale la pena prenotare adesso e che rende visibile una competenza che nel quotidiano resta implicita. 

Vale la pena ricordare, in un mese in cui i materiali circolano molto, che l’ottico optometrista misura e non diagnostica. Tenere la comunicazione dentro questo perimetro protegge il centro ottico e rafforza la categoria proprio quando la categoria sta chiedendo di essere riconosciuta. 

L’ultimo trimestre merita di essere progettato 

Nell’ottica il quarto trimestre può cambiare il segno di un anno intero. È il periodo in cui si concentra una parte sproporzionata del fatturato, ed è anche quello in cui le decisioni hanno meno tempo davanti per essere corrette: un’impostazione sbagliata a marzo si riassorbe, la stessa impostazione a ottobre arriva fino a dicembre. 

Questo non è un buon motivo per evitare le iniziative commerciali, che negli anni si sono legittimamente affiancate all’obiettivo di prevenzione. È un ottimo motivo per deciderle con la stessa cura di un investimento, sapendo in anticipo quanto costano, a chi sono destinate e quale risultato si considera soddisfacente. Il mese della vista funziona meglio quando viene progettato a luglio/agosto che quando viene improvvisato il 30 settembre. 

Vantaggi economici, non sconti per comprare la vendita 

La regola che uso con i miei clienti resta la stessa, e a ottobre conta più che mai: il vantaggio economico deve servire a migliorare la soluzione che il cliente adotta, non ad abbassare il prezzo di quella che avrebbe comprato comunque. 

La differenza si vede meglio con un esempio che con una definizione. Una percentuale applicata a tutti i clienti in modo indifferenziato toglie margine su acquisti che sarebbero avvenuti lo stesso, e insegna al cliente che a ottobre conviene aspettare. Un vantaggio costruito su un passaggio di qualità fa un’altra cosa: rende accessibile qualcosa che la persona da sola non avrebbe scelto. Il progressivo di fascia superiore per chi passa otto ore al monitor e non lo sa ancora. Il trattamento che serve davvero a chi guida di notte. Il secondo occhiale da sole graduato per chi finora si è arrangiato con la clip. La lente a contatto giornaliera per chi ha smesso con le mensili senza dirlo a nessuno. In tutti questi casi il cliente esce con una soluzione migliore di quella per cui era entrato, il valore medio sale invece di scendere, e la soddisfazione a sei mesi è più alta, il che è il vero motore del ritorno. 

Lo sconto secco resta uno strumento legittimo, a patto che sia una decisione e non un rito di calendario: un destinatario definito, una scadenza vera e un obiettivo preciso, come liberare un assortimento fermo da due stagioni o far provare un servizio nuovo a chi non lo comprerebbe a prezzo pieno la prima volta. La domanda da farsi prima di stabilire qualunque percentuale è sempre la stessa: questa persona sarebbe venuta comunque? 

Le tre cose che fanno la differenza 

La coerenza con la propria insegna. Qualunque strada si scelga, il materiale che esce deve essere riconoscibile come tuo: i tuoi colori, le tue fotografie, il tuo modo di parlare, il tuo nome in primo piano. Una campagna adottata si personalizza in poche ore di lavoro, ed è probabilmente l’intervento con il miglior rapporto tra tempo speso e ritorno di tutto il mese. Chi ha un’identità visiva definita parte avvantaggiato. Chi non ce l’ha può cominciare a costruirsela proprio qui, perché ottobre offre un’occasione concreta su cui esercitarla. 

La serietà del contenuto. Ottobre nasce come mese dedicato alla cultura della prevenzione visiva, e questa è la sua parte più sfruttabile, non quella da sacrificare per fare spazio all’offerta. Un incontro serale nel centro ottico sulla vista dei bambini in età scolare, una mattina insieme a un’associazione del territorio, un intervento in una scuola o in un centro per anziani, una collaborazione con il medico di base del quartiere: sono iniziative che costano poche ore, producono notizia locale vera e costruiscono quello che nessun fornitore può fornire, cioè la percezione che tu sia il professionista della vista di quel posto. Il ritorno non si misura a ottobre, si misura nei dodici mesi seguenti. 

Le promozioni come conseguenza. Quando la cornice è riconoscibile e il contenuto è serio, il vantaggio economico arriva dentro un discorso già aperto e viene letto come un servizio in più. Quando invece è la prima cosa che il cliente vede, diventa l’unica che ricorda. 

Il punto di partenza è l’archivio 

C’è un ribaltamento che consiglio sempre nella preparazione di ottobre: non partire dall’allestimento per poi vedere chi entra, ma dall’elenco delle persone che si vogliono vedere entrare. L’allestimento viene dopo, e a quel punto si sa anche cosa deve dire. 

Quell’elenco esiste già, è nei dati che il centro ottico produce ogni giorno, e va estratto per segmenti che abbiano senso insieme dal lato professionale e da quello commerciale. Sono pochi e si ripetono in quasi tutti i negozi che seguo: 

  • chi ha almeno un acquisto alle spalle e non passa da più di ventiquattro mesi, il gruppo con la probabilità di ritorno più alta e il costo di contatto più basso; 
  • i presbiti nella fascia in cui la correzione cambia più in fretta, per i quali un richiamo a tempo è un servizio prima che un’occasione di vendita; 
  • i portatori di lenti a contatto che hanno smesso di ordinare senza dire niente, quasi sempre persone che hanno rinunciato per un motivo risolvibile; 
  • chi ha acquistato un progressivo e non ha mai fatto un sole graduato o un occhiale office, il secondo paio più semplice da argomentare e il più dimenticato; 
  • chi ha ricevuto un preventivo negli ultimi sei mesi e non è più tornato. 

Su ciascuno di questi gruppi il messaggio cambia, ed è lì che si vede la differenza tra una campagna e una relazione. “Ottobre è il mese della vista, vieni a fare un controllo” è una frase che il destinatario ha già letto altrove. “Signora Rossi, il suo ultimo controllo è di marzo 2024 e la correzione da vicino era già al limite: ha mezz’ora questa settimana?” è una frase che può scrivere soltanto chi ha i dati e li ha tenuti in ordine. È anche la ragione per cui un negozio fisico continua ad avere un vantaggio che nessun canale online può replicare. 

Cosa guardare a novembre 

Il numero di controlli effettuati è il dato che quasi tutti registrano ed è quello che dice meno. Ce ne sono quattro che dicono molto di più. 

Quanti controlli sono arrivati da persone già presenti in archivio e quanti da persone nuove, perché sono due attività con costi e ritorni diversi e vanno lette separatamente. Quanti si sono chiusi in vendita entro novanta giorni, che è l’orizzonte realistico dell’ottica e non il mese solare. Quale valore medio hanno avuto quelle vendite rispetto alla media dell’anno, perché un’iniziativa che alza i pezzi e abbassa lo scontrino medio va vista subito e non a bilancio chiuso. E il quarto si legge a gennaio: quanti dei nuovi sono tornati almeno una volta. 

Chi li annota, l’anno prossimo parte da un’informazione invece che da un’impressione. È il modo più semplice per far diventare ottobre una cosa che migliora di edizione in edizione. 

Quello che resta quando il mese finisce 

Ogni occasione di questo tipo andrebbe usata per le stesse tre cose: mostrare quello che sai, mostrare come lavori e riprendere contatto con le persone che ti conoscono già. Il fatturato di ottobre è la conseguenza di queste, non l’alternativa. 

L’iniziativa nazionale continuerà a esistere e fa bene a esistere, perché ricordare a un paese distratto che la vista si controlla è un servizio che vale. Il centro ottico che ci costruisce sopra qualcosa di proprio si ritrova a novembre con clienti tornati, con un’immagine più definita e con un archivio più aggiornato di quello di settembre. Il centro ottico che aspetta la locandina si ritrova con un mese passato. 

La lista delle persone da chiamare, intanto, è già scritta. Sta nei dati che il centro ottico produce (o dovrebbe produrre) ogni giorno e che troppo spesso restano lì a fare da archivio, quando potrebbero fare da punto di partenza. 

Immagine di Alessandra Salimbene

Alessandra Salimbene

Alessandra Salimbene si occupa di digital e retail marketing da sempre con una specializzazione verticale all’interno del settore ottico. Nella sua carriera professionale ha avuto modo di collaborare con aziende di ogni area e livello, dal singolo centro ottico, al grande gruppo, a varie catene e con l’industria del settore in attività di trade marketing e formazione. Attualmente dirige l’agenzia Charismatica Ltd, con cui propone servizi di comunicazione, marketing, formazione e coaching fortemente orientati alla creazione di relazioni carismatiche e durature con i mercati di riferimento, sostenendo una crescita costante ed etica delle realtà in cui opera, attraverso l’utilizzo integrato dei mezzi di comunicazione on line e off line.
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