Avete letto nei nostri recenti post, che Bludata sta percorrendo un percorso di sostenibilità.
In questo post, condividiamo con voi un aspetto cruciale: come e cosa comunicare riguardo questo percorso.
Comunicare significa “mettere in comune“, cioè far partecipi gli altri di un’idea, di un’informazione, di un concetto. Non è il semplice atto di parlare: presuppone una relazione e quindi uno scambio.
Una comunicazione è efficace quando raggiunge chi la ascolta e crea un legame.
Comunicare la sostenibilità segue le stesse regole e in più può far crescere la cultura e la consapevolezza delle persone sui tre ambiti che la sigla ESG riassume: quello ambientale, quello sociale e quello della governance.
Per questo il messaggio nella comunicazione della sostenibilità deve essere chiaro, distintivo e rilevante.
Il suo opposto ha un nome: greenwashing.
Cos’è il greenwashing e da dove nasce?
Non esiste una definizione valida ovunque, ma il senso è condiviso: il greenwashing è una tecnica di comunicazione con cui aziende, istituzioni ed enti pubblici presentano come sostenibili le proprie attività, esaltano gli effetti positivi di alcune iniziative e nascondendo, allo stesso tempo, l’impatto negativo di altre o dell’impresa nel suo insieme.
Il termine nasce nel 1986, coniato dall’ambientalista statunitense Jay Westerveld.
Durante un soggiorno in un resort alle Isole Figi notò un cartello che invitava gli ospiti a riutilizzare gli asciugamani per aiutare l’ambiente.
Peccato che lo stesso resort si stesse ampliando senza alcun rispetto per l’ecosistema locale: l’iniziativa “verde” era solo un modo per ridurre i costi di lavanderia.
Da lì è nata la la parola greenwashing, dall’unione di”green” e “whitewashing”, cioè imbiancare, camuffare.
Oggi indica tutte le pratiche che, sotto l’apparenza della sostenibilità, nascondono attività poco virtuose.
In cosa consiste il greenwashing
Il greenwashing, in fondo, è fare promesse senza basi.
Parlare di sostenibilità richiede l’opposto: onestà, un linguaggio accessibile e credibile, e soprattutto fatti, perché pochi fatti chiari valgono più di mille slogan.
Ma non si ferma alla comunicazione.
Il greenwashing è anche concorrenza sleale, perché può dirottare investimenti da attività davvero sostenibili verso altre che non lo sono. La mancanza di trasparenza è pericolosa: contano non solo i successi, ma anche le difficoltà affrontate e i risultati che non si è riusciti a raggiungere, insieme alla coerenza nei comportamenti di ogni giorno.
Quando un’impresa intraprende un percorso sostenibile, cambia anche il suo modo di comunicare: farlo bene porta distinzione, fiducia e partecipazione, oltre a un rapporto migliore con gli stakeholder.
Resta un rischio: “sostenibilità” è ormai tra le parole più inflazionate e svuotarla di significato è facile, anche perché spesso si sottovaluta quanto gli stakeholder siano competenti.
Per questo oggi è intervenuta anche la legge: in Italia è in vigore il decreto legislativo 30 del 2026, che recepisce la direttiva europea 2024/825 contro le dichiarazioni ambientali generiche o non dimostrate, con le sanzioni piene da settembre 2026.
Gli errori da evitare nella comunicazione della sostenibilità
Ce ne sono tre che vediamo spesso e che cerchiamo di evitare:
- Il primo è un linguaggio troppo vago o troppo tecnico: nel primo caso non si dice niente, nel secondo non capisce nessuno.
- Il secondo è la mancanza di esempi o di prove, cioè affermare senza mostrare.
- Il terzo è dire tutto senza dire nulla, riempire le frasi di parole che suonano bene e non lasciano un fatto in mano a chi legge.
L’antidoto sta in quattro punti: chiarezza, concretezza, autenticità e coerenza.
Se ne manca uno, il messaggio perde forza.
Come comunicare la sostenibilità con correttezza
La regola che in Bludata proviamo a seguire è semplice: prima di pubblicare un messaggio ci chiediamo se è chiaro, se è dimostrabile e se è coerente con quello che facciamo ogni giorno.
Se manca anche solo una di queste risposte, lo riscriviamo.
Per dirlo con un esempio nostro: non scriviamo “software sostenibile”, che non vuol dire niente, ma spieghiamo che lavorare con il nostro software Blu Sign, significa stampare di meno carta.
È una comunicazione più lenta di uno slogan, ma è l’unico modo perché chi ci legge ci creda.
Comunicare la sostenibilità, per noi, vuol dire partire da un fatto concreto, misurarlo e raccontarlo con parole semplici.
Niente promesse gonfiate, niente “green” appiccicato ovunque.
Fare un passetto in più nel percorso di sostenibilità
C’è poi un passo in più da fare: oggi comunicare non basta, occorre ingaggiare.
In una società sempre più digitale, le imprese sostenibili hanno molte occasioni per migliorare gli strumenti di ascolto, di dialogo e di coinvolgimento delle persone, dentro e fuori l’azienda.
Un passo vero alla volta, dicendo come stanno le cose.



