Quando si parla di Real Time Marketing, spesso si crea confusione. Molti lo associano a contenuti stagionali, ricorrenze o temi prevedibili. In realtà, il Real Time Marketing è un’altra cosa e nasce da una logica molto diversa.
Per capirlo, è utile partire da un presupposto semplice: il Real Time Marketing non si pianifica. Se un contenuto può essere previsto, calendarizzato o preparato con settimane di anticipo, allora non è real time, anche se viene pubblicato “nel momento giusto”.
Questa distinzione è fondamentale, soprattutto per realtà come i Centri Ottici, che lavorano sulla fiducia e sulla professionalità e non possono permettersi comunicazioni forzate o fuori contesto.
Cos’è il Real Time Marketing, nella pratica
Il Real Time Marketing è la capacità di reagire rapidamente a un evento inatteso che sta monopolizzando l’attenzione delle persone: una gaffe in diretta TV, una frase diventata virale, un momento imprevisto che genera commenti, meme e conversazioni spontanee.
Non si tratta di “agganciarsi a un trend”, ma di entrare nella conversazione mentre sta succedendo, quando l’attenzione è ancora calda e non filtrata.
È un tipo di comunicazione che vive di tempo, contesto e sensibilità. Arrivare tardi significa perdere completamente il senso dell’operazione.
Perché piace (e perché funziona)
Il Real Time Marketing funziona perché intercetta un momento di attenzione collettiva non ancora saturato. Le persone stanno già parlando di quell’episodio, lo stanno commentando nelle Stories, nei post, nei gruppi WhatsApp.
Un brand che interviene subito, con un contenuto intelligente e coerente, viene percepito come presente, reattivo, culturalmente allineato. Non come qualcuno che sta cercando di vendere.
Ed è proprio questo il punto: il Real Time Marketing efficace non ha un obiettivo commerciale diretto. Lavora sul posizionamento e sulla memorabilità.
Sanremo e le reazioni immediate dei brand
Il Festival di Sanremo resta uno dei terreni più fertili per il Real Time Marketing, proprio perché è ricco di momenti imprevedibili. Negli ultimi anni, diversi grandi brand hanno reagito in tempo reale a scivoloni, battute improvvisate o situazioni fuori copione.
In questi casi, i post che hanno funzionato meglio non spiegavano nulla e non forzavano il messaggio, ne sono un esempio quelli realizzati da WeRoad durante Sanremo 2024. Usavano una frase, una grafica minimale o un riferimento ironico comprensibile solo a chi stava seguendo l’evento in diretta.
Il valore stava tutto nella velocità e nella lettura del contesto, non nella creatività elaborata.
Real Time non è improvvisazione
Anche se reagisce all’imprevisto, il Real Time Marketing non è improvvisazione totale. Funziona solo se il brand ha:
- un tone of voice già definito;
- processi decisionali rapidi;
- linee guida chiare su cosa è accettabile e cosa no.
Senza queste basi, il rischio è quello di pubblicare contenuti fuori luogo, poco eleganti o incoerenti.
Conclusione: real time come reazione intelligente e ponderata
Il Real Time Marketing non è “parlare di quello di cui parlano tutti”, ma reagire in modo intelligente a qualcosa che nessuno aveva previsto.
È una leva potente, ma da usare con misura. Non è obbligatoria, non è adatta a tutti e non deve diventare una rincorsa al meme del momento.
Quando è fatto bene, rafforza il posizionamento. Quando è forzato, crea solo rumore.
È inoltre fondamentale fare molta attenzione al materiale che si utilizza: se protetto da copyright o potenzialmente lesivo per chi è oggetto del contenuto (pensiamo al caso dell’audio rubato a Raul Bova non molto tempo fa e diventato virale in pochissimo tempo), può portare a denunce e richieste di risarcimento.



