Nel 2026, per un centro ottico rendere i social una vera risorsa di business significa sempre più fare contenuti originali e di valore. I feed sono sempre più affollati, il tempo di attenzione delle persone si riduce e l’intelligenza artificiale ha abbassato drasticamente la soglia di accesso alla produzione di contenuti. Questo scenario ha un effetto collaterale evidente: tantissimi contenuti corretti dal punto di vista formale, ma poco utili, poco memorabili e spesso intercambiabili.
I trend che si stanno consolidando parlano chiaro. Il video breve resta centrale, l’uso dell’AI è ormai normalizzato, i contenuti seriali funzionano più dei post estemporanei e la ricerca sui social pesa sempre di più nelle dinamiche di visibilità. In questo contesto, alcuni errori che in passato erano “tollerabili” nel 2026 diventano veri e propri freni alla crescita.
Vediamo i tre assolutamente da evitare.
Errore 1: inseguire la viralità e ignorare la costruzione di continuità
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che serva “il Reel giusto” per far funzionare i social. Questa mentalità porta spesso a pubblicare contenuti scollegati tra loro, costruiti inseguendo trend momentanei e privi di una direzione chiara. Il risultato è un profilo che può anche ottenere qualche picco di visualizzazioni, ma che fatica a essere riconosciuto e ricordato.
Nel 2026, invece, piattaforme e utenti premiano sempre più la continuità. Funzionano meglio i profili che tornano sugli stessi temi, che affrontano problemi reali da più angolazioni e che rendono chiaro, nel tempo, di cosa si occupa davvero quel centro ottico. A questo si aggiunge il peso crescente della social search: molte persone cercano direttamente sui social risposte pratiche a dubbi concreti. Se i contenuti non sono chiari fin dal titolo, dal testo a schermo o dalla caption, semplicemente non vengono intercettati.
Per un centro ottico questo significa spostare il focus dai singoli post alle rubriche, dai contenuti “spot” a format riconoscibili. Non serve inventare ogni volta qualcosa di nuovo, ma lavorare su temi ricorrenti legati al benessere visivo, alle lenti, alle difficoltà più comuni dei clienti. La ripetizione, se fatta con intelligenza, non annoia: rafforza il posizionamento.
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Errore 2: usare l’AI come scorciatoia e appiattire la comunicazione
Ormai l’AI è parte integrante del lavoro quotidiano sui social di moltissime realtà, piccole e grandi. Questo, però, non significa che vada usata come pilota automatico. Uno degli errori più frequenti è affidarsi all’intelligenza artificiale per “riempire il calendario editoriale”, ottenendo testi ben scritti ma privi di identità.
Nel settore ottico questo è particolarmente rischioso, perché il valore non sta solo nel prodotto, ma nella consulenza, nella relazione e nell’esperienza in negozio. Quando i contenuti diventano troppo generici, smettono di raccontare questa differenza. Caption perfette ma astratte, consigli validi ma impersonali, caroselli che potrebbero appartenere a qualsiasi centro ottico non costruiscono fiducia.
Un uso più efficace dell’AI è quello di supporto: aiuta a organizzare le idee, a rendere più chiaro un concetto, a trovare modi diversi per spiegare lo stesso tema. La parte che fa davvero la differenza resta però l’esperienza reale dell’ottico. Raccontare situazioni che accadono ogni giorno in negozio, riportare dubbi frequenti, descrivere problemi concreti visti più volte rende il contenuto immediatamente più credibile e più umano.
Errore 3: pensare che bastino follower e copertura organica
Questo è l’errore meno evidente, ma anche quello più insidioso. Molti misurano il successo dei social quasi esclusivamente in termini di follower o visualizzazioni. Nel 2026, però, questi numeri da soli dicono sempre meno.
Gli algoritmi sono instabili per definizione e l’organico, ovvero la visibilità gratuita, da sola, non garantisce continuità. Parallelamente cresce l’importanza della community, intesa come insieme di persone che tornano, interagiscono e riconoscono il centro ottico come punto di riferimento. Cresce anche il valore dei dati proprietari, ovvero la possibilità di mantenere un contatto diretto e coerente nel tempo.
Senza sistemi di relazione, capita spesso di vedere profili attivi e curati che però non riescono a trasformare l’attenzione in appuntamenti, richiami o continuità di rapporto. La logica più solida è considerare i social come uno strumento di fiducia e informazione, non come l’unico punto di contatto. Messaggi diretti gestiti con criterio, raccolta dei contatti per motivi chiari e una segmentazione semplice basata su esigenze reali aiutano a rendere il lavoro sui social più sostenibile e misurabile.
In sintesi
Nel 2026, evitare questi tre errori significa smettere di rincorrere la viralità fine a sé stessa, usare l’AI in modo consapevole e costruire una presenza social che faccia parte di un sistema più ampio. Non servono strategie complicate, ma più intenzionalità, meno improvvisazione e una comunicazione che rispecchi davvero ciò che succede ogni giorno in negozio.



